

130. La frontiera mobile fra Messico e Stati Uniti.

Da: J. L. Rhi-Sausi, C'era una volta il West: la frontiera mobile
del Rio Grande, in Limes, n.1, 1997.

La frontiera artificiale che divide Stati Uniti e Messico fin dal
1848, lunga oltre 3000 chilometri, in gran parte coincidente con
il fiume Rio Grande, ha e ha avuto, come spiega in questo brano lo
storico messicano Jos Luis Rhi-Sausi, una storia del tutto
particolare. Alla ribalta oggi per la massiccia e continua
emigrazione messicana verso nord, la frontiera era inizialmente, a
causa delle sfavorevoli condizioni geografiche, scarsamente
popolata ed emarginata dai propri paesi di appartenenza. Il
successivo sviluppo economico, la rivoluzione messicana e
l'instaurarsi di un favorevole rapporto fra i due stati hanno
trasformato completamente quel territorio un tempo selvaggio in
una regione moderna dai complessi connotati.

Fra gli Stati Uniti e il Messico ci sono 3.326 chilometri di
frontiera, una linea divisoria in buona parte costituita da un
fiume che viene chiamato Grande dagli americani e Bravo dai
messicani. Due nomi spagnoli per indicare un paradosso: un fiume
lungo, ma che non  n grande n impetuoso. Come tante altre
frontiere naturali, anche questa  nata da una convenzione
storica, artificiale: il Trattato di Guadalupe-Hidalgo del 1848,
che mise fine alla guerra fra i due paesi e a causa del quale il
Messico perse quasi 2 milioni di chilometri quadrati, la met del
suo territorio di allora. Si  trattato dell'unica vera guerra fra
i due paesi in 175 anni di storia come nazioni indipendenti, anche
se quest'arco di tempo  stato segnato da una conflittualit
latente e da una sfiducia reciproca.
La frontiera  stata per molti anni una realt in se stessa, con
pochissimi elementi di contatto fra i paesi che la formavano. La
geografiae la demografia determinavano due limiti invalicabili a
favore del protrarsi di questo status quo. La vasta zona arida,
desertica o quasi, rendeva la vita particolarmente difficile e
sporadici i collegamenti fra le citt vicine. Terra di nessuno,
quindi, rifugio per le popolazioni indias espulse dalle praterie,
per i fuorilegge e per la (scarsa) popolazione di agricoltori e
allevatori bianchi residente sui due lati del fiume.
Data la bassissima crescita naturale della popolazione locale, il
popolamento della frontiera era legato soltanto all'immigrazione,
che dipendeva dalle opportunit della zona (miniere e commerci per
lo pi illeciti) e dallo spirito d'avventura. Dopo gli
innumerevoli combattimenti fra gli indios, i cowboy e gli eserciti
dei due paesi nella seconda met del secolo scorso, la frontiera
ebbe un momento di particolare celebrit con la rivoluzione
messicana del 1910. Gli allevatori e agricoltori di Sonora,
Chihuahua e Cohauila fecero loro la causa di Madero [Francisco
Indalecio Madero, uomo politico liberale, iniziatore della
rivoluzione messicana, assassinato nel 1913], di Carranza
[Venustiano Carranza, seguace di Madero, fu presidente dal 1914 al
1920, anno nel quale fu deposto], ma soprattutto di Pancho Villa
[Francisco Villa, detto Pancho, esponente con Emiliano Zapata
dell'ala popolare e contadina della rivoluzione] - anch'egli uomo
di frontiera - e ingrossarono le file dell'esercito
costituzionalista contro il dittatore Porfirio Daz. La
frontiera americana, da parte sua, forniva la tecnologia di
guerra: gli armamenti, le ferrovie come macchine di guerriglia, e
il cinema di Hollywood come strumento di propaganda. Pancho Villa,
infatti, barattava con gli studios hollywoodiani la ripresa delle
sue battaglie con forniture di armi, non senza lamentarsi di dover
combattere a ore improponibili per esigenze di luce delle troupe.
Ma il ruolo pi importante che assolse la frontiera in questo
periodo fu quello di accogliere migliaia di famiglie messicane,
soprattutto dei ceti medi abbienti, che fuggivano dalla violenza
rivoluzionaria. Era la prima delle future numerose ondate
migratorie messicane causate dalla perdita di qualcosa (propriet,
lavoro, beni, identit collettiva).
La violenza rivoluzionaria del Nord messicano, in realt,
rifletteva il disordinato passaggio alla modernit di tutta l'area
di frontiera. La costruzione delle ferrovie, la produzione
mineraria, le prime perforazioni petrolifere e l'avvio
dell'industrializzazione avevano ormai trasformato le due
frontiere rispetto alla fine del secolo diciannovesimo, anche se
il substrato sociale e culturale rimaneva fortemente isolato e
rurale. La democrazia e il federalismo del sistema politico degli
Stati Uniti, insieme alla maggiore ricchezza (e miglior
distribuzione della stessa), permisero alla frontiera americana di
reggere le trasformazioni economiche, senza particolari
contraccolpi politici. Al contrario, per la frontiera messicana, e
in generale per il Nord del Messico, l'autoritarismo centralista
voleva usare la modernizzazione economica per porre fine al
controllo del territorio da parte delle popolazioni locali e per
trasferire al centro (Citt del Messico) le leve del potere e
delle risorse. La partecipazione del Nord alla rivoluzione riusc
per un certo periodo a vanificare questo processo e i poteri
regionali conservarono una larga fetta d'autonomia. La frontiera,
in questo contesto, aveva perso definitivamente il ruolo di tierra
de nadie, di terra del West, ed i confini cominciarono ad essere
sorvegliati nel 1924 con la creazione della Border Patrol. Appena
sei anni prima Pancho Villa aveva attaccato Columbus (New Mexico)
in quella che viene ricordata, non senza ironia, come l'unica
invasione non anglosassone degli Stati Uniti. Ma, allora come ora,
la vera preoccupazione americana era la crescita dell'immigrazione
clandestina, quella dei wetbacks [culi bagnati] o mojados, che
attraversavano il fiume. Quando inizi la Grande Depressione negli
anni Trenta, le stime ufficiali segnalavano la presenza nella zona
di un milione di messicani privi di documenti: mediante
l'operazione di rimpatrio volontario, 300 mila di loro fecero
ritorno a casa.

Il Buon Vicinato, nonostante tutto.

Il governo americano aveva giocato un ruolo non secondario nella
rivoluzione messicana - la partecipazione al complotto che port
all'assassinio del presidente Madero (8-18 febbraio 1913) e lo
sbarco dei marines a Veracruz nel 1914 - ma gli Stati Uniti ormai
avevano definito il proprio spazio geopolitico e non puntavano
quindi a nuove conquiste territoriali. Le guide-lines [principi-
guida a cui si conformava la politica americana] erano la
stabilizzazione del Messico e la protezione della frontiera
meridionale. Non deve quindi sorprendere che, agli inizi degli
anni Trenta, il presidente Franklin D. Roosevelt lanciasse la
politica di Buon Vicinato. Il Messico post-rivoluzionario si era
costituito definitivamente sia come Stato sia come nazione e si
proponeva come partner indipendente degli Stati Uniti e del mondo.
Siamo contemporanei di tutti gli uomini, scriveva Octavio Paz
[poeta e saggista messicano, vivente]. Il primo segnale forte del
nuovo Messico sarebbe stata la nazionalizzazione del petrolio, nel
1938.
Dopo la Grande Depressione, per la frontiera si apr una fase di
espansione e benessere. La seconda guerra mondiale richiedeva
molti dei suoi prodotti: petrolio, minerali, carne, cotone, mentre
in Texas e California furono dislocate importanti basi militari.
Nel 1942, i due paesi firmarono il primo accordo per regolare il
lavoro stagionale: pi di 250 mila lavoratori messicani
sostituirono altrettanti lavoratori americani, costretti a
combattere nella seconda guerra mondiale, soprattutto
nell'agricoltura e nei trasporti. Questo primo accordo di braceros
(braccianti) si concluse nel 1947 e fu poi prorogato (anche se in
modo non continuativo) fino al 1964.
Durante questo periodo, la dinamica economica e sociale della
frontiera profil la costituzione di due realt. Da un lato, nelle
zone scarsamente popolate, si affermarono la frontiera rurale e la
nuova ricchezza determinata dall'industria estrattiva (miniere e
petrolio), dall'allevamento di bestiame e dall'agricoltura
estensiva che innalzarono sensibilmente il livello di vita delle
popolazioni dai due lati della frontiera. Dall'altro, la crescita
dell'industria manifatturiera e dei servizi acceler il processo
di urbanizzazione in tutta la fascia di frontiera. La manodopera
stagionale messicana risultava particolarmente funzionale, come
esercito di riserva che si muoveva a fisarmonica a seconda delle
necessit.
La frontiera e la nuova California urbana ripresero il loro ruolo
di terra delle opportunit, anche se gi allora John Fante
[scrittore americano di origine abruzzese vissuto fra il 1911 e il
1983] scrisse delle bellissime pagine sulle crepe di questa terra
promessa: l'intolleranza della nuova ricchezza e l'isolamento che
la frontiera creava fra gruppi etnici, nazionalit e classi
sociali.
